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lunedì 16 settembre 2013

*FAI DA TE - Coppia di comodini shabby-chic

finalmente ho terminato i comodini! Questi, assieme al loro cassettone coordinato (di cui mi sto occupando proprio in questi giorni), sono stati i primi oggetti che ho trasportato ed iniziato a restaurare.

Li abbiamo trovati nel magazzino del bisnonno, in mezzo a cumuli di roba vecchia di decenni. Sono un paio di comodini in noce con pianetto in marmo bardiglio e alzatina, lo stile è sicuramente liberty (come si evince dalle greche e dalle decorazioni geometrico/floreali presenti sull'alzatina, sull'anta e sul fronte del cassetto) e, facendo due calcoli con l'albero genealogico degli antichi proprietari, probabilmente risalgono ai primi del 900.

Non vi sto a dire che, oltre allo sporco e alla polvere incrostata, erano messi maluccio, soprattutto a causa dei tarli che stavano ancora banchettando con il legno. Questo era il loro aspetto originario.




I ripiani in marmo, pur essendo integri, presentavano sul dorso superiore parecchi graffi di usura (anche profondi) e delle zone biancastre su cui qualcuno si è accanito con uno strumento appuntito e metallico. Questa pratica sembra essere stata eseguita per grattare via il residuo biancastro formatosi chissà come (versamento di sostanza acida?) creando degli avvallamenti di un paio di millimetri di profondità (vedi le macchie bianche nella foto sotto).

Le condizioni del marmo non erano irrecuperabili: avrei dovuto portare i piani da un marmista e farli sbassare, rilevigare, lucidare e dare la finitura... pratica più costosa che acquistarne dei nuovi... oppure pensare a una nuova soluzione. Ma a questo avrei pensato più avanti. Adesso era il momento di fare il grosso del lavoro: riparazioni di ebanisteria, pulizia, consolidamenti e verniciatura.



 L'idea è sempre quella del bianco provenzale o shabby-chic. Dopo aver ripulito per bene il tutto, li avrei ridipinti utilizzando la tecnica decapè che avrebbe riportato alla luce due comodini chiari che su una parete di fondo colorata risalterebbero molto bene.
Via ai lavori! Per prima cosa smontaggio dei vari pezzi, via le maniglie e gli arpioni dell'anta e pulizia generale con stracci e carta vetrata.


Il traverso sottostante di uno dei due comodini era totalmente sbriciolato a causa delle gallerie dei tarli. L'ho ripulito bene con lo scalpello fino a trovare il legno buono in previsione poi di ristuccarlo e ricostruirlo dopo aver eliminato le fastidiose bestiole.


Una volta finita la fase di falegnameria ho passato una mano abbondante di antitarlo dappertutto, in modo da impregnare ben benino tutte le zone (anche le più nascosta e inarrivabili) e ho sigillato entrambi i comodini con i loro pezzi e pezzetti in due sacchi di nylon per almeno 3 settimane (se potete anche di più!). In questa maniera, oltre ad uccidere i tarli presenti all'interno del legno, si dà il tempo anche alle uova che sono state sicuramente deposte di schiudersi e di sterminare anche le nuove leve! Solo così siamo sicuri che il nostro mobile sarà pulito per benino. Poi basta tenerlo sotto controllo per qualche tempo: se non si scorgono nuovi forellini o polvere di legno o mucchietti di segatura siamo a posto: i tarli sono debellati!

Questi erano i miei due comodini dopo averli tolti dai sacchi del trattamento antitarlo.



Nel tempo intercorso ho pulito con semplice carta vetrata finissima (400) le maniglie originali di ottone e le loro rispettive mostrine che erano ricoperte di una vernice dorata che si era ossidata in diversi punti. L'ottone sottostante invece era perfetto. A destra prima della cura, a sinistra dopo la cura.



Poi sono passato alle fasi di stuccatura (otturando anche i fori dei tarli) e della verniciatura (procedura identica a quella che ho usato per il tavolo). A questo punto dovevo decidere come comportarmi con il piano in marmo. Anche se era logico risistemare quello originale, il costo era notevole e il colore grigio-nerastro del bardiglio mi sembrava un po' troppo tetro quindi, considerando che ho cambiato totalmente aspetto e colore a tutto il comodino, ho pensato di cambiare aspetto anche al piano... anzi di farne proprio uno nuovo! Ho acquistato una tavola di lamellare di faggio di 2 cm di spessore (legno solido e molto duro) che con il suo disegno "patchwork" e con la sua colorazione bruno- rossastra non uniforme, avrebbe spiccato bene sul bianco del mobile.
Ne ho tagliati due pezzi delle stesse dimensioni del marmo (più uno che poi diventerà il piano del comò  quando lo avrò finito), passato la carta vetrata per renderli lisci, tre mani di cera per impermeabilizzare e li ho inseriti nella loro guida dove prima stava il marmo. E questo è il risultato:









A me piacciono moltissimo! E non vedo l'ora di finire anche il comò per piazzarli tutti e tre in camera! 
Grazie a tutti voi che siete passati di qui a curiosare! Un caro saluto.

sabato 31 agosto 2013

*FAI DA TE - Riuso di un lampadario in ottone - lampada da gazebo


Ricordate il lampadario in ottone (foto qui sotto) che avevo smontato per fabbricarmi una lampada a muro?



Ecco... siccome mi sono avanzati un sacco di pezzi che ovviamente non ho buttato via, m'è venuta un'altra idea semplice semplice per utilizzarne almeno uno.
In estate, tempo di cene in terrazza, gazebi e frescura m'è venuto a mente che sotto il mio gazebo non c'è una luce. Ecco che ho frugato fra i pezzi avanzati del vecchio lampadario...


...cercato un portalampada e...l'idea è venuta da sola!
  
Volevo forare con il trapano il corpo di questo "tubo"di ottone, creando un disegno gradevole e quasi etnico (vista anche la forma del corpo in metallo che lo suggeriva) permettendo così alla luce della lampadina che avrei messo all'interno, di poter filtrare all'esterno e illuminare! Per far ciò ho innanzitutto ricoperto il corpo con lo scotch di carta. 

 
 
Questo mi ha dato 3 vantaggi: 1) potevo segnare (ed eventualmente cancellare) con il lapis sulla carta il mio disegno (cosa che sul metallo lucido è molto complessa) 2) La punta del trapano avrebbe "scivolato" meno rendendo il foro più sicuro e netto. 3) Nel caso la punta avesse "scivolato" un pochino non avrei graffiato il corpo in ottone.


Dopodichè ho iniziato a forare. Io ho utilizzato 2 punte a ferro diverse (una di 5 e una di 7) ma potete fare veramente come volete e come vi suggerisce la vosra fantasia.

  

Una volta finito ho rimosso lo scotch di carta, passato una mano veloce di cartavetro finissima per togliere il lucido e dare così un aspetto "satinato" e questo è il risultato.

 

Ovviamente con calma e pazienza poi hi ripassato tutti i fori per essere sicuro che non vi fossero rimasti trucioli (taglienti!) di metallo, ho inserito il cavo con portalampada e lampadina e fissato il tutto (cavo e lampada) al gazebo con delle semplici fascette da elettricista.

Così di giorno...

  

... e così di notte!!!


Bello no? :) Grazie dei Vostri commenti e ... alla prossima!

martedì 18 giugno 2013

*FAI DA TE - Riuso di un lampadario in ottone

Un amico mi ha cortesemente regalato (in cambio di uno nuovo fatto da me) un vecchio lampadario in ottone a 6 braccia dei suoi genitori, di quelli con le candele finte che reggono le lampadine... chi non ne ha mai visto uno? Ce n'erano e ce ne sono a bizzeffe  in tutte le case del mondo!
A lui dispiaceva buttarlo visto che era in ottimo stato e io ho trovato il sistema di riutilizzarlo e valorizzarlo. E infatti è stata un'ottima idea visto che nella mia testa pareva proprio fatto apposta per illuminare il vano scale di casa mia.
Questa è la foto del lampadario non appena l'ho preso:



Questi lampadari sono composti da singole sezioni di ottone che vengono tenute insieme da una barra filettata interna e quindi, allentando la vite di fondo e quella di cima le sezioni si smontano facilissimamente. Questa è la sezione centrale ovvero quella dell'anello su cui sono avvitate le 6 braccia...



...e questi sono i singoli pezzi raggruppati. L'unica cosa che non ho tenuto sono proprio le "finte candele" di plastica che erano sciupate e poi non le avrei sicuramente riusate. Poi viti, bulloni, riparelle, barre filettate, portalampade etc... erano tutti pezzi utilizzabili e combinabili in mille maniere diverse:



...e quindi ho semplicemente giocato al MECCANO, montando e rismontando i vari pezzi fino a che non ho raggiunto la forma che volevo e che è stata questa:


La mia idea era di trasformare il lampadario a soffitto in uno a parete e quindi dovevo alleggerirlo e ripensarlo appeso a una parete verticale e non più orizzontale. Ho scartato la quasi totalità del corpo bombato, lasciando solo l'anello reggibraccia e ne ho eliminate 3 delle 6 totali. Le 3 rimanenti le ho semplicemente ruotate di 90° e ho reinserito una barra filettata più piccola per tenere il tutto insieme. Poi ho rimontato i portalampade, ho riallacciato l'impianto elettrico e ho dato a tutto una bella mano di bianco satinato  RAL 9010 con una semplicissima bomboletta comprata in mesticheria (non dimenticate di pulire bene con un panno e acquaragia la superficie metallica da polvere, grasso e sporco altrimenti la vernice spray non fa presa!).

E stasera l'ho appeso al muro con un semplice tassello e gancio e devo dire che insieme alle nostre foto sulla parete bordeaux ci sta particolarmente bene.






Ecco qui! :) Facile facile.

Alla prossima!

Arch. Filippo Gianchecchi

martedì 11 giugno 2013

Proroga agevolazioni per ristrutturazioni - RISTRUTTURAZIONI EDILIZIE

Finalmente una buona notizia per chi deve risistemare casa: è stato infatti pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 130 del 5 giugno il DL 63/2013 nel quale si parla di "detrazioni fiscali per interventi di efficienza energetica" e della "proroga delle detrazioni fiscali per interventi di ristrutturazione edilizia e per l'acquisto di mobili".

Cerchiamo di capirci qualcosa insieme. Qui vedremo il caso delle 


RISTRUTTURAZIONI EDILIZIE


INFORMAZIONI DI BASE:
A fine maggio l'Agenzia delle Entrate aveva pubblicato una GUIDA per le agevolazioni fiscali nelle ristrutturazioni edilizie.
Un'ottima mossa che però è uscita mentre il quadro normativo era ancora in via di assestamento. La guida in parola è però comunque uno strumento ben valido, di facile comprensione e facilmente consultabile che però va integrato con gli aggiornamenti del  Decreto Legge suddetto.
In particolare l'ultima modifica di cui parliamo concede ancora 6 mesi di tempo (fino al 31 dicembre 2013) per poter fruire delle detrazioni IRPEF sulle ristrutturazioni edilizie. Da gennaio 2014 il bonus fiscale (a meno di ulteriori proroghe) tornerà al 36% .


QUALI INTERVENTI?
La detrazione riguarda tutti gli interventi di manutenzione straordinaria, le opere di risanamento conservativo e restauro e i lavori di ristrutturazione edilizia sugli immobili residenziali di qualsiasi categoria catastale
Il vostro tecnico di fiducia sicuramente vi saprà dire se l'intervento che avete intenzione di fare rientra o meno nelle categorie suddette e quindi se potrete o no rientrare nei bonus degli sgravi fiscali.
Sono inoltre detraibili la manutenzione ordinaria, straordinaria, il restauro, il risanamento conservativo e la ristrutturazione edilizia su tutte le parti comuni degli edifici residenziali.

QUALI VANTAGGI? 
Per le spese sostenute per le ristrutturazioni edilizie e tutti gli altri interventi indicati è prevista una detrazione IRPEF del 50% per un massimo di spesa di 96.000 euro per ogni unità immobiliare. Le spese da computare sono quelle dei materiali, delle Ditte che operano i lavori, le parcelle dei tecnici etc...
Non sono computabili invece gli eventuali oneri costruttivi, spese di segreteria etc...

CHI NE PUO' USUFRUIRE? 
Possono usufruire della detrazione tutti i contribuenti assoggettati all'imposta sul reddito delle persone fisiche (Irpef) residenti o meno nel territorio dello Stato. L'agevolazione non spetta solamente ai proprietari degli immobili ma anche ai titolari di diritti reali/personali di godimento sugli immobili oggetto degli interventi e che ne sostengono le relative spese.


COSA SI DEVE FARE PER FRUIRE DELLA DETRAZIONE?
Tutti i pagamenti devono essere fatti tramite bonifico bancario in cui risultino la causale del versamento (p.es: rifacimento intonaci, sostituzione infissi, risanamento balconi...), il codice fiscale del beneficiario della detrazione e la partita iva o il codice fiscale del beneficiario del bonifico ed occorre conservare (ed esibire a richiesta degli uffici) tutti i documenti dei lavori, le ricevute fiscali e le fatture di pagamento.
E' sufficiente poi indicare nella dichiarazione dei redditi i dati catastali identificativi dell'immobile e gli estremi del titolo abilitativo (D.I.A. o S.C.I.A. o C.I.L.) e gli altri dati richiesti per il controllo della detrazione.

QUANDO E COME SI RECUPERANO I SOLDI?
Per i beneficiari che hanno meno di 75 anni il totale della detrazione viene ripartito in dieci quote annuali di pari importo, nell'anno in cui è sostenuta la spesa e in quelli successivi.
Per i contribuenti fra i 75 e gli 80 anni la detrazione viene spalmata in 5 rate annuali di pari importo; mentre per i contribuenti con più di 80 anni le rate diventano 3 di pari importo.


*Se avete da ristrutturare casa o da fare dei lavori di manutenzione è il momento di pensarci! Com'è ovvio sono a completa disposizione per consulti, progettazioni, consulenze e pratiche edilizie di qualsiasi genere.


Arch. Filippo Gianchecchi


lunedì 20 maggio 2013

*FAI DA TE - Tavolo shabby-chic

Un altro pezzo che si aggiunge alla mobilia di casa.
Il tavolo ce l'avevo...sia chiaro... ma era un tavolo tondo, di 120 cm di diametro, che occupava troppo spazio nella cucina e quindi non appena si è presentata l'occasione ne ho acquistato a poco prezzo (fra gli annunci online si fanno dei veri e propri affari!) uno rettangolare, da risistemare e mi son messo al lavoro.

Si tratta di un tavolo di noce con le gambe "a sciabola"; estendibile grazie ad un meccanismo manuale di allungamento molto semplice: ognuna delle 2 prolunghe rettangolari (poste sui lati corti) è montata su due regoli di legno che, scorrendo in un telaio, fungono da guide e contemporaneamente da estrattori. Quando il tavolo è chiuso le due guide spariscono all'interno del telaio e le due prolunghe si vanno a collocare sotto il piano andando a determinare un doppio spessore molto carino e decorativo.

Il piano non era in massello ma in nobilitato noce (dalle scalfitture, sotto l'impiallacciatura, si vedeva benissimo il truciolare della struttura) e quindi non sarebbe servito ripulirlo e riportarlo a legno: la carta abrasiva avrebbe scoperto il truciolare rendendolo orribile...
Poco male! La mia intenzione di partenza era comunque quella di ridipingerlo con la mia tecnica preferita: quella shabby-chic ovvero il cosiddetto sbiancato decapato.

Queste erano le condizione del tavolo appena preso (e già smontato). Il piano era graffiato e malconcio, idem per le gambe che presentavano anche colature di vernici successive. Sullo sfondo si vedono le due prolunghe con il resto del telaio.





La prima fase è sempre quella dello smontaggio: ho smontato il telaio ed i regoli/guide delle prolunghe. 



Dopodiché mi sono armato di sverniciatore chimico, guanti e mascherina e, con l'aiuto di una spatola da stucco, ho iniziato a eliminare la vecchia vernice.



Una volta finito con lo sverniciatore ho ripassato il tutto ben bene con la carta abrasiva, prima a grana più grossa (60-80) e poi più fine (100-120), in modo di riportare tutto a legno e eliminare i solchi più profondi e attenuare le scalfitture più brutte.

La fase successiva è stata quella della verniciatura. Per ottenere uno shabby-chic più carino ho deciso di passare sul legno una mano uniforme di vernice color marrone juta che sarebbe poi apparsa -alla fine del lavoro- sotto il bianco.


 

Una volta asciutta bene la vernice ho passato una candela sugli spigoli e in tutte quelle parti in cui volevo che si verificasse l'effetto "consumato".



Sulla cera la vernice successiva non fa presa e con l'ultima scartavetratura sarebbe saltata via solo nei punti giusti!
Poi ho dato 3 mani di bianco opaco e, asciutta la vernice, ho iniziato il lavoro più gratificante, ovvero passare la carta vetrata per realizzare l'effetto decapè.



Anche in questo caso ho passato per prima una carta vetrata a grana molto grossa (leggermente !) che dà l'effetto del "graffiato", poi con carte sempre più fini per smussare i contorni e sfumare con l'effetto "consumato". Alla fine una passata con la paglietta di lana di ferro uniforma il tutto e lo rende omogeneo e sotto compare il colore juta della prima vernice.

Alla fine ho rimontato il tutto e...

Questo è il risultato finale :) 


vista_1

vista_2


dettaglio decapatura

tavolo aperto

Effetto finale

Carino no?

Tavoli come questo si trovano in commercio anche a più di 400 euro. Io in totale (comprese le vernici e tutto l'occorrente) non l'ho pagato neanche 80 euro.

Ennesima dimostrazione che basta un pochino di impegno e si riesce a fare tutto quel che si vuole... risparmiando! :)

Un grosso saluto. Filippo


lunedì 18 marzo 2013

*FAI DA TE - Restauro armadio antico

Era tanto che ci lavoravo ed oggi finalmente son riuscito a montarlo. E son soddisfazioni!

Si tratta di un armadio in noce che risale probabilmente agli inizi del secolo scorso (1910-1920), con dei bellissimi intagli sul fronte del cappello e del cassettone e ritrovato nella cantina del nonno. Quando l'ho visto era in condizioni pessime: era tutto smontato ed i pezzi accatastati alla rinfusa, pieno di tarli, sporco, colature di vernice, alcuni pezzi erano sciupati, altri rotti o scheggiati; ma nel complesso era ancora stabile, lo specchio dell'anta era integro e, con qualche ripristino e una bella ripulita avrebbe fatto veramente comodo per riporvi il cambio invernale.

Purtroppo anche in questo caso non ho le foto del prima del trattamento (nella foga di cominciare il lavoro mi dimentico sempre di farle!!!) ma cerco di raccontarvi meglio possibile le lavorazioni che ho fatto.

In primo luogo una bella pulita dalla polvere, ragnatele e dallo sporco più grossolano (c'era veramente di tutto!!!) con spazzole e -dove serviva- alcool. Non usate MAI acqua perchè il legno l'assorbe e si deforma, imbarcandosi e torcendosi e poi non lo rimontate più!

I vari pezzi erano già smontati, ma ho cercato di smontarli ancora il più possibile, togliendo le liste e le cornici malferme e quelle che venivano via, smontando la barra appendiabiti dal cappello, le maniglie dall'anta e dal frontale del cassettone e tutto il resto che potevo: è sempre meglio pulire i pezzi ognuno per conto suo, sia per avere un risultato migliore, sia perchè, mentre si smontano, ci si accorge di quelli che sono sani e di quelli che invece sono da sistemare.
C'è solo da tener presente di ricordarsi quali pezzi sono e dove vanno perchè poi c'è da rimontarli a distanza di tempo e anche se adesso pare facile ricordarsi dove vanno messi, fra qualche mese non lo sarà più...fidatevi! Quindi scriveteci sopra con un lapis le indicazioni che servono a riconoscerli e che poi cancellerete una volta rimontato.

Stavolta (al contrario di altri miei lavori sui mobili) ho deciso di mantenere il colore originario, con la sua aria antica ed austera e quindi per la pulizia niente carta vetrata ma una miscela fatta con il 50% circa di olio da mobili (quello paglierino va benissimo) e il 50 % di alcool. L'olio paglierino serve per "allungare" l'alcool che altrimenti sarebbe troppo aggressivo. La percentuale della miscela è variabile in funzione allo sporco che c'è da pulire, ma tenete presente che più alcool mettete, più è probabile che oltre allo strato superficiale di finitura (cera o gommalacca) portiate via anche la verniciatura originale del legno, eliminando la patina di antico e facendo quindi un danno irreparabile. Quindi vi consiglio magari di tenere la percentuale bassa e fare qualche passata in più invece che aumentare la percentuale di alcool.

Dopo aver pulito bene tutti i pezzi sono passato all'eliminazione dei tarli. Il mobile era veramente infestato soprattutto sulle parti esterne di finitura (cioè quelle in noce; le parti interne in abete erano meno attaccate). Una bella passata abbondante di antitarlo a pennello e ogni pezzo è stato sigillato dentro un sacco di plastica in modo ermetico e lasciato lì per almeno 3 settimane. Tenete presente che i forellini che vediamo sono i buchi da cui i tarli ESCONO e che le loro uova sono state deposte all'interno del legno, quindi premuratevi di passare l'antitarlo  DA TUTTE LE PARTI, non solo dove ci sono i fori! Se dopo il primo trattamento vi accorgete che dai fori esce ancora segatura significa che i tarli non sono stati debellati e che quindi serve un altra dose di trattamento. Mi raccomando usate sempre guanti e mascherina quando maneggiate l'antitarlo: è un VELENO anche per noi!

Trascorso il tempo necessario ho tolto i pezzi dalle "camere a gas" e ho ripristinato le parti più disastrate: ri-incollato diverse cornici, rifatto un angolo del cappello che era praticamente distrutto, ri-incollato il pannello del dietro che si era sfasciato, rifatta una gamba che i tarli avevano maciullato, rimesse due nuove guide in teak per il cassettone, ri-incollati diversi stralci di impiallacciatura che erano rigonfi o staccati dal supporto e così via... L'unica cosa che non ho potuto aggiustare è stata la stagnatura dello specchio dell'anta che si è rovinata dall'interno... L'alternativa era mettere uno specchio nuovo ma avrebbe rovinato il suo fascino e comunque...ci si specchia bene lo stesso!

Terminata la fase di ripristino del legno son passato alla finitura superficiale. Ho chiuso con della cera stick solida di colore più simile possibile al noce, i fori di tarli più grossi e brutti, ricostruendo un po' anche quegli spigoli che erano stati distrutti dalle gallerie dei tarli. I fori più piccoli li ho lasciati: anche loro hanno il loro fascino e poi sarebbe stato impossibile chiuderli tutti! Ho utilizzato però un trucco per mimetizzarli un pochino: con un pennellino ci ho inserito dentro un po' di olio da restauro mobili, così da farli diventare un pochino più scuri, in modo tale da amalgamarli nella tessitura generale del mobile.

Poi ho acquistato della gommalacca già in soluzione (potete anche farvela da soli se prendete quella in scaglie e mettendola a sciogliere nell'alcool ma è più costoso e serve molto più tempo) e ne ho passate tre mani a pennello su tutte le parti che rimanevano a vista. Fra una mano e l'altra, quando lo strato di gommalacca era ben asciutto, ho passato una paglietta di lana d'acciaio molto fine per il senso delle pennellate. Alla fine siccome il risultato finale mi sembrava troppo "lucido" ho ripassato la paglietta che ha opacizzato un po' la finitura. (Per saperne di più sulla gommalacca, e sulle sue tecniche di finitura ed applicazione -- > http://www.inforestauro.org/lucidatura-a-gommalacca.html?start=2)

Nel frattempo ho ripulito con una crema specifica di quelle che si trovano in commercio, anche le maniglie dall'ossido e dallo sporco, facendo riaffiorare il colore dorato dell'ottone.

In seguito ho dato una bella spolverata, una mano di cera neutra col panno di lana, riavvitato le maniglie e rimontato il tutto.

A seguire alcune foto dell'opera compiuta.

Un saluto a tutti.


esterno
cassetto e anta aperti
l'interno con la barra appendiabiti
dal basso


dettaglio del cappello





dettaglio cassettone


venerdì 8 febbraio 2013

*FAI DA TE - Appendiabiti da ramo di Ginepro


Oggi ho terminato e finalmente appeso un appendiabiti a muro da posizionare nell'ingresso di casa, realizzato da un ramo di ginepro secco trovato nel bosco.

Tempo fa, durante una delle mie passeggiate nel bosco, ho trovato un paio di rami contorti di ginepro che erano stati tagliati e buttati da una parte per essere bruciati. Erano abbastanza lunghi, almeno 180 cm ognuno e, anche se sul momento non sapevo cosa farci li ho portati a casa.

L'idea è arrivata qualche settimana fa quando ho capito che in casa mi mancava un appendiabiti e un paio di bastoni reggitenda, tutti da posizionare nello stesso ingresso.

Intanto ho cominciato dall'appendiabiti: per i bastoni reggitenda vi dò appuntamento più avanti...

Questo è il ramo grezzo, come l'ho trovato. Gli ho solo tagliato via le estremità scheggiate e sciupate.



Dopodichè mi sono armato di pazienza e di una scartatrice orbitale e l'ho ripassato per bene, cercando di eliminare tutte le parti di corteccia decoese dal tronco e le piccole presenze di legno marcito, in modo tale che rimanesse solo ed esclusivamente il "legno buono". Poi, con l'aiuto di carta vetrata e un paio di scalpelli e punte da legno, ho ripulito tutti i nodi e gli interstizi dallo sporco e da residui indesiderati. 
Infine ho ripassato tutti gli spigoli vivi delle parti terminali in modo che non ci fossero schegge o parti di legno sporgenti con cui pungersi o su cui potessero rimanere attaccati gli abiti.




Questo è il risultato dopo la pulitura.

A questo punto sono andato dalla ferramenta di fiducia a scegliere 4 o 5 gancetti appendiabiti che avrei poi fissato sul tronco di legno.
In questo caso ho scelto ganci dalla forma squadrata e satinati perchè volevo che la loro figura geometrica e metallica risaltasse sul legno contorto.

E a questo punto il più è fatto: mi sono armato di trapano, ho forato il ramo in 4 punti in cui ho avvitato i ganci appendiabiti e poi (sempre con l'aiuto del trapano, viti e tasselli) ho fissato il ramo al muro.

Ecco com'è venuto:


Il legno di Ginepro è molto robusto e "nervoso" e resiste benissimo alle sollecitazioni, ma per fissarlo a muro bisogna fare attenzione che il ramo appoggi meglio possibile sul muro (io l'ho fissato in 3 punti) in modo tale che le viti riescano a tenerlo ben aderente e saldo al muro. 





In attesa realizzare anche i due bastoni reggi-tenda (che poi ovviamente pubblicherò su queste pagine) da affiancare all'appendiabiti vi saluto e vi ringrazio di essere passati di qua.

Arch. Filippo Gianchecchi