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venerdì 21 dicembre 2012

*LAMPADE - radici

Altra categoria del blog a cui lavoro da un po' di tempo: *LAMPADE. In questa sezione pubblicherò i lavoretti portati a termine creando delle vere e proprie lampade, lampadari d'arredo, punti luce, appliques, abat-jours et similia realizzati perlopiù con legname trovato sulla riva del mare o nei boschi durante alcune mie passeggiate.
Mi preme sottolineare che per questa e tutte le altre realizzazioni della categoria *LAMPADE non è stato abbattuto nessun albero, né distrutto cespugli o sottobosco; il legno con cui confeziono le mie lampade è già secco, già tagliato, proveniente da alberi bruciati dal fulmine o da incendi, da resti di ramaglie di ceduazione o da pezzi portati sulla spiaggia dalle mareggiate.

La materia prima già scolpita la fornisce la natura, io non ho fatto altro che pulirla per bene, consolidarla con una mano di protettivo, aggiungere la parte elettrica ed il paralume.

Questa è la prima realizzazione, l'ho chiamata banalmente "RADICI " ma credo che non potesse avere altro nome: è una radice di cerro trovata sulla cima del Monte Voltraio, vicino a Volterra. Apparteneva ad un pollone di un giovane cerro bruciato ed ormai secco da tempo, ma la forma così particolare mi ha dato subito l'idea per una bella lampada da tavolo. Devo dire che, viste le dimensioni,  è stato oltremodo impegnativo portarla giù per il sentiero ma alla fine ci sono riuscito. Poi a casa l'ho sistemata a dovere, ho aggiunto l'impianto-luce e un elegante paralume trapezoidale.
La vedrei molto bene su di un tavolo importante in un soggiorno raffinato, o su un tavolino da fumo di un salotto oppure su una scrivania di uno studio professionale...

Dettagli tecnici:

Ingombro totale - Misure: 55 cm. x 45 cm 55 h. circa
Corpo: legno di cerro naturale.
Cablaggio: spina, cavo, portalampada ed interruttore certificati CE.
Paralume- Trapezoidale, in filo d'acciaio rivestito di film bianco; Tela (plastificata internamente) color avorio. Dimensioni: 35 cm. x 35 cm. x cm. 22 h.
Portalampada: per lampadine con filettatura grande (E27)

Qui in basso ci sono le foto. 















La lampada è in vendita. Chi fosse interessato a questa o a commissionarne altre su Vostra idea o con Vostri materiali può scrivermi a filippo.gianche@yahoo.it
Sicuramente inventeremo insieme qualcosa di molto interessante.


Buon Natale a tutti!






lunedì 29 ottobre 2012

*FAI DA TE - Baule shabby chic


Ancora una realizzazione da inserire nella categoria *FAI DA TE del tipo Shabby chic. Questa volta avevo in dotazione un bel baule di noce quelli della nonna, purtroppo senza chiave, ma tenuto benissimo, senza neanche un foro di tarlo. L'unico problema che aveva era una evidentissima e difficoltosa macchia di olio su un angolo del coperchio che aveva impregnato il legno rovinando così irrimediabilmente l'impiallacciatura finanche nella parte di sotto.
Per prima cosa quindi, prima di passare alla parte estetica, ho dovuto cercare di rimediare al danno causato dall'olio.
In primo luogo ho smontato cerniere, serratura, bocchetta della chiave e maniglie e ho preso in consegna il coperchio. Per eliminare la macchia d'olio e risistemare il coperchio non c'era altro rimedio che eliminare la vecchia impiallacciatura. Grazie al falegname di fiducia, il coperchio è stato ricalibrato, andando a "mangiare" così nella parte superiore quel millimetro di impiallacciatura rovinata e andandola a sostituire poi con una nuova (di una essenza però diversa). Nella parte sottostante del coperchio c'è stato incollato un contro pannello di compensato in modo tale da evitare che la macchia di unto potesse rimanere a vista. In questo modo, pur non eliminando definitivamente il problema (l'olio è impossibile da togliere dal legno se impregnato a fondo) l'abbiamo risolto aggirandolo ed "isolando" la parte unta in un sandwich di legno pulito.

Adesso ho passato tutto con l'orbitale e carta vetrata per riportare il tutto a legno.

A questo punto però avevo un baule di noce con il coperchio impiallacciato di un'altra essenza e se avessi realizzato la tecnica shabby chic come nella precedente realizzazione (vedi mobiletto) si sarebbero visti, nelle parti "usurate", due legni diversi...
Alchè ho deciso una variante: prima di passare la candela (o la paraffina solida) sulle parti che avrei voluto vedere "usurate" c'ho dato una mano di vernice scura (nella fattispecie ho usato la IMAX all'acqua satinata colore YUTA). Una volta asciugata ho passato la candela e poi due mani di IMAX all'acqua satinata colore ZUCCHERO. Dopo che anche questa era asciugata alla perfezione ho preso carta vetrata e ho riscartato. Solo nei punti in cui avevo passato la candela la vernice bianca è venuta via scoprendo il colore yuta della vernice sottostante. In questo modo non si nota la differenza di legno fra coperchio e baule e sembra che sotto al bianco vi sia una mano precedente di vernice marrone che rende il tutto molto shabby chic!

Infine son passato alla ferramenta: ho ripulito le cerniere e la serratura dalla poca ruggine che le avvolgeva, mentre la bocchetta della chiave e le maniglie ottonate erano purtroppo irrecuperabili. Dunque ho deciso di cambiare look: ho preso un paio di nuove maniglie (identiche a quelle vecchie ma verniciate di nero) e una nuova bocchetta per la chiave sempre verniciata di nero ed ho rimontato il tutto.


risultato finale già messo a posto
dettaglio nuova bocchetta e serratura
dettaglio dello spigolo

vista accidentale

il baule aperto

L'effetto è molto carino e il baule tornerà utile per stipare il cambio dell'armadio in attesa della nuova stagione.

Saluti a tutti!!!

domenica 17 giugno 2012

*FAI DA TE - Mobiletto shabby chic


Seconda realizzazione da inserire nella categoria *FAI DA TE. Stavolta mi sono voluto mettere alla prova con un tipo di "restauro" di mobili vecchi o antichi che mi piace molto e da tempo mi incuriosiva: lo shabby-chic. Volevo provare a tutti i costi questa tecnica e la necessità di mettere in casa un mobiletto che sarebbe servito da supporto per la stampante, router wi-fi, telefono etc... faceva proprio al caso mio.

Intanto...cos'è lo stile shabby-chic? Il termine "shabby" in inglese significa "misero, squallido, povero", mentre "chic"...beh, quello si capisce. Dunque lo "shabby-chic" è un tipo di design di interni dove i mobili e gli arredi in genere o sono scelti vecchi e con segni di usura o sono nuovi ma vengono usurati ad arte per dar loro l'aspetto antico. Allo stesso tempo, tramite colori chiari (bianco, avorio, crema...) è enfatizzata una sorta di sensazione di morbidezza minimalista che lo differenzia dal normale arredamento "vintage", da cui lo "chic" del nome.

Ho acquistato online per poche decine di euro un mobiletto usato, dotato di un cassetto e due antine che all'apparenza poteva sembrare molto problematico: si vedeva che era stato riverniciato più volte, anche con la tecnica del decoupage con risultati discutibili, ma in diversi punti la vernice o non c'era o era molto scrostata dal supporto... Il cassetto poi era pieno di colature di colla, mastice e chissà cos'altro. La struttura però era in solido massello di pino di Svezia e si prestava ad essere risistemato per bene.

Queste le immagini del mobile appena l'ho preso.


vista da davanti con le ante smontate (il cassetto l'ho già tolto)

dettaglio della parte bassa con gli arpioncini dipinti

Il fianco con una decorazione di carta applicata a decoupage...

Per prima cosa ho tolto il cassetto e l'ho smontato grattando via e pulendo per bene da ogni pertugio tutte le colature di colla, mastice, vernice e quant'altro. Il frontale però mi ha riservato subito qualche sorpresuccia: la cornice era rotta in diversi punti e non stava insieme ed i pomelli (di legno) non erano fissati con delle viti ma con degli spinotti di legno che risultavano ormai inutilizzabili; praticamente i pomelli stavano attaccati solo grazie alla vernice... 


la cornice del cassetto riassemblata


il frontale ed il cassetto smontato e i due vecchi pomelli

Ho eliminato quindi i pomelli, ho risistemato con colla vinilica e qualche vite messa al posto giusto le parti del frontale che "ballavano" e ho ristuccato il tutto. Ho messo il cassetto da parte in attesa che la colla si fosse essiccata per bene e mi sono dedicato al mobile.

Il retro del mobile era un pannellino di truciolare molto sciupato e con un foro (in verità sembrava che qualche topo l'avesse rosicchiato...) da una parte, fissato alla struttura con dei semplici chiodini. L'ho subito eliminato per due motivi: 1° mi faceva schifo, 2° avrei avuto più spazio per lavorare al resto. Alla fine, una volta finito tutto l'avrei sostituito con uno nuovo.

Ho tolto anche i 4 arpioncini delle antine che erano stati dipinti anche loro di bianco e, una volta grattata la vernice, ho scoperto che...erano tutti di foggia e di materiali diversi! (2 più piccoli, 2 più grandi, 3 di ottone e 1 di ferro..): anch'essi andavano uniformati e ne avrei quindi acquistati di nuovi.

Il lavoro di sverniciatura è stato relativamente facile perché gli strati di vernice (ben 3 di diversi colori!) venivano via benissimo e in un battibaleno ho riportato a grezzo ogni parte del mobile, ante comprese.


mobile, ante e cassetto smontati e riportati a legno

A questo punto iniziava la fase "Shabby". Ho preso una normalissima candela (o della paraffina solida se ne avete) e l'ho strusciata su tutte le parti dove poi volevo avere la resa "consumata" (spigoli, angoli, punti di usura...). Sulla cera infatti la vernice (che avrei steso dopo) non avrebbe fatto presa, lasciando così a vista il legno sottostante.
Ho passato quindi la candela sulla struttura, sul frontale del cassetto e sulle antine.

Dopodichè ho verniciato il tutto con due mani di vernice all'acqua colore "bianco zucchero" satinato e ho lasciato asciugare bene.

Quando la vernice è essiccata ho passato nuovamente la carta vetrata (prima a grana grossa, poi finissima) nei posti dove avevo strusciato la candela e qui (e solo qui!) la vernice viene via scoprendo il legno e dando il caratteristico effetto del consumato (ovvero lo shabby).

Infine ho fissato con una manciata di chiodini un nuovo pannello di multistrati di betulla di 6 mm. sul retro (su cui ho ritagliato una finestrella per farci passare le prese di corrente e del telefono), 
il nuovo retro con la finestrella per le prese di corrente

ho acquistato 2 nuovi pomelli per il cassetto e 4 arpioncini bronzati per le ante, ho rimontato il tutto...et voilà!


il cassetto rimontato con i nuovi pomelli in ferro bronzato
il mobiletto finito con le ante aperte
il mobiletto finito con le ante chiuse
dettaglio dello "shabby", nuovo pomello e nuovo arpione bronzato

Che ne dite?
A fondo pagina come sempre trovate lo slideshow.

Un saluto



martedì 15 maggio 2012

*FAI DA TE - Nuova vita al divano di casa.

Adesso vado un po' fuori dal seminato: in questo post non parlerò di attività canonica da "architetto" ma visto che adoro anche lavorare in prima persona, con le mie mani, voglio inaugurare una sezione *FAI DA TE del mio blog per rendervi partecipi dei lavoretti che probabilmente, anzi sicuramente - vista la mole di mobili vecchi che ho in garage -  avrà un seguito. Quando il tempo me lo permette infatti mi cimento in piccoli lavori domestici, di piccola falegnameria, restauro e ripristino di mobili vecchi, sempre con un occhio rivolto al design ed al riuso sostenibile.

Stavolta ho voluto provare a dare nuova vita a un divanetto a due posti che i miei genitori avevano in garage da troppo tempo: un divanetto ben solido che era un peccato lasciare a languire sotto la polvere. La struttura è in robusto massello di faggio verniciato del classico color marrone scuro di tutti i mobili, corredato con due cuscinoni (uno che funge da seduta e uno da schienale) foderati con una stoffa abbastanza spessa e grezza (ormai usurata, lisa e... fin troppo anni '80!) decorata con un motivo a quadri scozzesi medio-grandi... marrone, bianco e beige.

La struttura lignea è molto semplice: una seduta, uno schienale a stecche verticali, due gambe, due braccioli e un traverso/catena che, posta sotto la seduta, serve a tenere insieme il tutto. Il resto componibile ad incastro, viene fissato definitivamente con l'aiuto di un pugno di vitoni bronzati ancora in ottimo stato.
La particolarità è che sollevando i braccioli e spingendoli avanti o indietro si può regolare l'inclinazione dello schienale...proprio come in una classica sedia-sdraio.
Quel che volevo fare era dare una bella rinfrescata al divano, rifoderando i cuscini con un tessuto un po' più adatto al luogo dove poi sarebbe dovuto andare (ovvero il salotto di casa mia) e ripulire e ridipingere la struttura lignea eliminando quel colore marrone fin troppo classicone e oltretutto pieno di colature di vernice e di graffi.

L'idea che mi è subito balenata in mente è stata di dipingerlo di bianco, un bianco sporco, pennellato, che avrebbe dato nuova luce all'oggetto. I cuscini invece - per farli risaltare bene -  li volevo colorati, belli brillanti e siccome in salotto ho una parete color porpora/bordeaux la scelta è caduta su un tessuto abbastanza classico ma colorato e vivo con un motivo a righe a rilievo (tipo vellutino) porpora/bordeaux e alternate a righe marroni e dorate che avrebbe fatto un bel pendant con la parete.

Il lavoro è stato relativamente facile: in primis ho smontato la struttura lignea del divano, ho segnato tutti i pezzi in modo da non sbagliare poi nel rimontarli, ho tolto tutta la ferramenta, viti etc...e le ho messe da parte in un sacchettino, sostituendo le cerniere ormai irrimediabilmente arrugginite, con delle cerniere nuove.

La lavorazione di più lunga durata è stata la sverniciatura che ho effettuato in modo certosino con carta vetrata a grana media (60) ripassata poi (appena sugli spigoli) con una a grana più fine (120) perchè volevo che rimanesse ben visibile la "materialità" del legno.
Per le parti più ostiche e che presentavano maggior accumulo di vernice vecchia, mi sono aiutato con uno sverniciatore chimico prima di passare la carta a vetro.

Nel frattempo ho portato a rifoderare i cuscini: lavoro preziosissimo che la nonna è riuscita a fare in men che non si dica!

Una volta riportata a legno la struttura e pulita ben bene dalla polvere sono passato alla fase di verniciatura. Ho scelto una vernice a base d'acqua satinata, colore "zucchero", e ho distribuito una prima mano abbondante. Una volta asciutta bene la prima mano, ho passato della carta abrasiva finissima per eliminare eventuali irregolarità e per "lisciare" un po' il legno che a contatto dell'umidità della vernice si "increspa".
Dopodichè ho passato la seconda mano.

Una volta che tutti i pezzi si sono asciugati per benino, ho rimontato il tutto, sistemato i cuscini ... et voilà

vista laterale

vista del retro

vista frontale

Purtroppo non ho fatto le foto del "prima della cura"...ma questo è il risultato finale. 
A fondo pagina trovate lo slideshow con molte altre foto ed alcuni dettagli.
 
Un saluto.

Arch. Filippo Gianchecchi

domenica 2 ottobre 2011

Progetto stand del "Consorzio Denominazione San Gimignano" per Vinitaly 2012

Chi dice Vernaccia dice San Gimignano: questo è un teorema inscindibile. La Vernaccia infatti, quella vera, è tutelata dal Consorzio San Gimignano che ne garantisce la produzione e denominazione.
Tale Consorzio (Denominazione San Gimignano - http://www.vernaccia.it/) nel luglio scorso ha visionato una serie di progetti per lo studio del proprio stand per la manifestazione "Vinitaly" 2012.
Ho voluto anche io provare a dire la mia con un progetto che segue le linee guida impartite (riconoscibilità immediata della città di San Gimignano e del binomio San Gimignano-Vernaccia, spazi per gli stand dei consorziati, magazzino stoccaggio, zona assaggio e degustazione, componibilità, benvenuti i colori gialli e oro [la vernaccia è un vino bianco] e banditi quelli rossi) e che si sviluppa con semplicità e soprattutto modularità.
Lo stand infatti oltre a cercare di esprimere tutte le simbologie di base doveva anche risultare di facile montaggio e di semplicissima modularità in modo da poter essere smontato e rimontato, riutilizzandolo anche negli anni a venire con la possibilità oggettiva di apportare eventuali modifiche planimetriche e/o distributive.
L'idea di fondo mi è venuta dal "PALLET": il comunissimo pancale di legno che serve per lo stoccaggio e trasporto dei materiali. Esistono infatti delle ditte che lavorano questo materiale (http://www.greenpallet.it) che con la sua versatilità si presta agli usi e alle ritrasformazioni più disparate, trasformandosi di volta in vlta in materiale d'arredo sempre nuovo e diverso.
Quello è stato il mattoncino che -come nelle costruzioni LEGO- va a comporre tutto il progetto che ho presentato. il pallet viene utilizzato e reinterpretato come divisorio, come espositore, come elemento delle torri, come tavolo e come sedia.
La modularità e la componibilità sono basate sull'elemento "pallet", la visibilità e risonoscibilità degli spazi sono invece fondate sull'idea di riproduzione dello skiline Sangimignanese e della riproduzione delle sue torri più importanti e delle direzionalità delle vie e delle piazze. Il tutto (pallet, torri, legno, vernaccia, bottiglie...) mixato insieme, assume un valore e un profumo di paese, di botte, di Toscana, di specificità e di identità locale e unica: la Vernaccia è di San Gimignano e San Gimignano è la Vernaccia.


Per dovere di cronaca il progetto (come molti altri presentati) non è stato scelto ma è stato comunque interessante mettersi alla prova in un progetto che tutto sommato credo che sarebbe riuscito nel suo intento.


Qui sotto potete vedere alcune tavole.

progetto stand per vinitaly

sabato 16 luglio 2011

Logo ILOVECERTALDO

Lo inserisco solo adesso, ma questo è un lavoro di almeno un anno fa. Era tanto tempo che l'Ass. Turistica Pro LOCO Certaldo stava pianificando un sistema per rilanciare l'immagine dell'associazione che andava opacizzandosi. Il sottoscritto insieme a tutti i membri del consiglio direttivo e al presidente hanno deciso di puntare sulla realizzazione di un nuovo logo che sarebbe andato a "marchiare" tutto ciò che fosse stato di produzione PRO LOCO CERTALDO e quindi strettamente legato alla realtà certaldese, riunendo amore per il paese, caratteristiche di originalità del luogo, design e giovialità. Lo spunto di partenza fu di prendere ad esempio il famosissimo logo I LOVE NY semplice, accattivante, e mondiale col cuore rosso che attrae l'attenzione.

Al sottoscritto quindi venne data carta bianca per la rielaborazione e l'ideazione del nuovo logo su cui l'Asssociazione avrebbe basato il rilancio della propria immagine.
Partendo dallo stabilito punto fermo e lasciando la scritta inalterata, ho voluto rielaborare il cuore in chiave certaldese. E cosa c'è di tipico a Certaldo se non le cipolle? Il paese del Boccaccio è famoso per le sue Cipolle Rosse DOP ed oltretutto nello stemma civico del Comune campeggia una bella cipolla rossa tallita in campo bianco.




Questa è l'idea che ha dato origine al nostro logo: il cuore rosso di partenza è stato "scavato" e "sfogliato" diventando così un bulbo di cipolla stilizzata che con l'aggiunta di uno sbuffo verde (il tallo) ha compiuto la sua metamorfosi. 



Ognuno è libero di leggerlo come vuole: non è un mero e generico "LOVE": è la sintesi della passione per questo paese e di nessun altro.

Il logo viene utilizzato su T-Shirt, shoppers, oggetti di terracotta, magneti da frigo, tutti reperibili al negozio-sede della PROLOCO a Certaldo alto. Qui sotto ci sono alcune foto:

Lo stand delle magliette nel negozio proloco

Il presidente della Provincia Barducci e Giulia Fredianelli (la nostra cantante dello Zecchino d'oro) hanno la maglia ILOVECERTALDO

Anche la delegazione Giapponese, in occasione dello scambio culturale, (gemellaggio CERTALDO-KANRAMACHI), indossa "ILOVECERTALDO"

Lo shopper ILOVECERTALDO in irlanda.

L'associazione ha regolarmente registrato il logo e adesso gode anche del copyright.

martedì 17 maggio 2011

Risistemazione e arredi negozio PRO CERTALDO

L'associazione PRO LOCO Certaldo (FI) gestisce un negozio di souvenirs (che poi è anche la sede dell'Associazione) nel borgo Medievale di Certaldo Alto. Il negozio aveva da tempo bisogno di una razionale riorganizzazione delle scaffalature (che prima erano semplici pannelli di legno addossati gli uni agli altri a seconda della necessità), delle luci e contemporaneamente, data la grande umidità presente nei muri del locale, di una manutenzione ordinaria agli intonaci che si presentavano pieni di umidità, efflorescenza saline e muffe.
Il locale è ubicato al piano terra di una casa torre, ha pianta a L ed è voltato a crociera; tutte le pareti e le volte sono intonacate. unica eccezione: nella parte centrale il locale presenta una bellissima colonna circolare in laterizio di più di un metro di diametro con capitello in pietra serena su cui si appoggiano le volte. 
Oltre ai minimi lavori edilizi di manutenzione ordinaria agli intonaci e ai pavimenti, la necessità era quella di rivalorizzare il locale, dandogli nuova luce, con qualche tocco di colore e soprattutto togliendo i vecchi espositori di dosso dalla colonna e pensandone altri che potessero servire al bisogno espositivo senza ledere la dignità del locale. E' inutile sottolineare che la spesa dei lavori doveva restare più contenuta possibile.
Dopo aver restaurato con intonaco antiumido le parti di intonaco ammalorato, una parete e un sottarco sono stati ripitturati di viola-cipolla, così come il banco cassa e le liste della porta del magazzino, in modo tale da avere un richiamo colorato e concorde con lo spirito del paese (la cipolla è anche nello stemma del Comune) che risaltasse sul bianco dell'intonaco rimanente. Per le scaffalature espositive ho pensato a una soluzione che combinasse la praticità di montaggio, il basso costo e la resa estetica "antichizzante" che fosse assolutamente in tema con la medievalità della struttura. Ho scelto di utilizzare delle vecchie porte e scurini da interni, in legno massello che sono stati leggermente scartati, ripuliti e affissi al muro tramite delle barre appendi-pensili sul retro. La non totale asportazione della vernice è stata assolutamente voluta in modo tale da poter leggere ancora sul legno i graffi della lavorazione, gli arpioni in ferro, le diverse mani di vernice, i fori delle toppe e dei chiavistelli, le riprese con la cementite... insomma: la storia di quell'oggetto. Ieri erano una cosa, oggi sono diventati un'altra ma sulla loro pelle ne conservano ancora i segni. Oltretutto la diversità delle stesse porte l'una dall'altra contribuisce ancora di più ad acuire questo senso di semplicità, di non sofisticato, di non artefatto, un gusto antico e rugoso che ben si attaglia alla filosofia di progetto: una radice antica che si tramanda nel presente con funzioni e necessità diverse, ma che rimane ancora saldamente agganciata alle proprie nobili origini; tale e quale al nostro bellissimo borgo di Certaldo Alto.